Andrea del Verrocchio

Ritratto del maestro Andrea Verrocchio
Ritratto del maestro Andrea Verrocchio

Andrea di Michele di Francesco di Cione detto Il Verrocchio (Firenze, 1436 – Venezia, 1488) è stato uno scultore, pittore e orafo italiano.Fu attivo soprattutto alla corte di Lorenzo de' Medici.

Bottega di Andrea del Verrocchio, Madonna col Bambino, 1470 circa, New York, Metropolitan Museum of ArtAlla sua bottega si formarono allievi come Leonardo da Vinci, Botticelli, Perugino, Domenico Ghirlandaio, Francesco Botticini, Francesco di Simone Ferrucci, Lorenzo di Credi, Luca Signorelli, Bartolomeo della Gatta. Rivestì un ruolo importante nella tendenza a misurarsi con diverse tecniche artistiche, manifestatasi nella Firenze di fine Quattrocento, e infatti la sua bottega divenne polivalente, con opere di pittura, scultura, oreficeria e decorazione, così da poter far fronte all'insistente domanda proveniente da tutta l'Italia di prodotti fiorentini

Nacque a Firenze tra 1434 ed il 1437 nella parrocchia di Sant'Ambrogio (la sua casa natale si trova oggi tra via dell'Agnolo e via de' Macci). Sua madre Gemma mise al mondo otto figli ed Andrea fu il quinto. Il padre, Michele di Cione, era fabbricante di piastrelle e successivamente esattore delle tasse. Andrea non si sposò mai e dovette provvedere al sostentamento di alcuni tra i suoi fratelli e sorelle, a causa dei problemi economici della sua famiglia. La sua notorietà crebbe notevolmente quando venne accolto alla corte di Piero e Lorenzo de' Medici, dove rimase fino a pochi anni prima della sua morte, quando si spostò a Venezia, pur mantenendo la sua bottega fiorentina.Il primo documento che lo cita risale al 1452 ed è relativo ad una rissa dove egli risulta innocente dall'accusa di avere ucciso con un sasso un ragazzo quattordicenne, tale Antonio di Domenico. Suo fratello Simone fu un monaco di Vallombrosa e divenne abate di San Salvi. Un fratello fu operaio tessile e una sorella sposò un barbiere.Iniziò a lavorare come orafo, nella bottega di Giuliano Verrocchi, dal quale sembra che Andrea abbia in seguito preso il cognome. I suoi primi approcci alla pittura risalirebbero alla metà degli anni 1460 quando lavorò a Prato con Fra Filippo Lippi nel coro del Duomo.Resta famosa una denuncia anonima di sodomia che coinvolse quello che diventerà probabilmente il più famoso tra gli allievi della sua bottega: il giovane Leonardo da Vinci.

Nel 1465 circa scolpì il lavabo della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, mentre tra il 1465 e il 1467 eseguì il monumento funebre di Cosimo de' Medici nella cripta sotto l'altare della stessa chiesa e nel 1472 terminò il monumento funebre per Piero e Giovanni de' Medici, Sistema il sarcofago entro un'arcata completata da un reticolo bronzeo. Il reticolo ha la funzione di mediare la luce. Grazie a questo espediente il sarcofago risalta sia per la policromia dei materiali che per la raffinatissima fattura degli elementi naturalistici. Gli elementi in bronzo completano il monumento e sono fusi in bronzo.Per quanto riguarda la scultura nel 1466, quando era appena trentenne, il Tribunale di Mercatanzia gli commissionò il gruppo scultoreo dell'Incredulità di San Tommaso per Orsanmichele, la nicchia nella quale sono inseriti i due personaggi fu realizzata da Donatello, essa conteneva un San Ludovico, oggi nel Museo di Santa Croce.Dispone il suo gruppo diagonalmente, facendo addirittura fuoriuscire il piede di San Tommaso dal piedistallo. L'espressione dei sentimenti - la dolcezza paterna del Cristo – lo stupore di San Tommaso – viene ribadita e amplificata dalla eccezionale ridondanza dei panneggi.(Quello del Cristo più dolce, invece agitato e inquieto quello dell'apostolo) Verrocchio anticipa attraverso la caratterizzazione del panneggio e la sottolineatura dei gesti e dei sentimenti, lo stilismo del barocco. L'opera fu terminata nel 1483..

Sculture del Maestro Verrocchio

Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni
Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

Del 1468 è il candelabro, ora ad Amsterdam, realizzato per un corridoio di Palazzo Vecchio. La base è formata da tre lati, su due dei quali è scritto rispettivamente MAGGIO e GIUGNO, sul terzo vi è la data in numeri romani, 1468.Nei primi anni settanta del Quattrocento compì un viaggio a Roma.Intorno al 1474 fu chiamato ad eseguire il monumento Forteguerri per il Duomo di Pistoia, che lasciò incompiuto.A partire dalla seconda metà degli anni 1470 il Verrocchio si dedicò principalmente alla scultura, secondo le leggende narrate dal Vasari per via del confronto con il suo allievo Leonardo che aveva superato il maestro. Attenendosi in un primo tempo ai modelli canonici fiorentini, come nel David bronzeo del Bargello, su commissione di Lorenzo e Giuliano de' Medici del 1475 circa, riprese lo stesso soggetto di Donatello, ma stilisticamente, vista l'idealizzata e goticizzante bellezza, si rifece al Ghiberti, risolvendo il tema dell'eroe cristiano in un paggio cortese.
Nel 1478 circa realizzò il Putto alato con delfino, originariamente destinato a una fontana per la villa medicea di Careggi, dove l'acqua usciva dalla bocca del delfino e spruzzava in alto ricadendo, ora conservato a Palazzo Vecchio. In esso si percepiscono echi del dinamico naturalismo appreso da Desiderio da Settignano, che lo indirizzò verso la trasfigurazione della materia scultorea in morbide forme levigate, mentre il soggetto deriva dall'antico, ma reinterpretato in un sorridente putto danzante, in precario equilibrio, con il manto che si incolla alla schiena e il ciuffo bagnato, appiccicato alla fronte.
Dello stesso periodo è il busto della Dama col mazzolino, dove per evitare una rigida visione frontale e per rendere più dinamica la composizione girò il volto della donna e, grazie all'espediente del taglio del ritratto all'altezza dell'ombelico, poté inserirvi anche le mani. Sempre dello stesso periodo è il rilievo per il monumento funebre di Francesca Tornabuoni per la chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma (ora al Bargello).

 

Immagine in alto dell'opera a cavallo: Il Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni è una statua bronzea (altezza 395 cm senza la base) di Andrea del Verrocchio, realizzata tra il 1480 e il 1488 e situata a Venezia in Campo San Zanipolo. Si tratta della seconda statua equestre del Rinascimento, dopo il monumento al Gattamelata di Donatello a Padova, del 1446-1453.

Opere tra le più importanti del Verrocchio

Incredulità di san Tommaso

Incredulità di san Tommaso
Incredulità di san Tommaso

Il gruppo statuario dell'Incredulità di san Tommaso di Andrea del Verrocchio fa parte del ciclo delle quattordici statue dei protettori delle Arti di Firenze nelle nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele. Fu commissionata dal Tribunale di Mercatanzia e risale al 1466/67-1483. È in bronzo ed è alta 241 (il Cristo) e 203 cm (San Tommaso). È l'unica scultura del gruppo a non essere a tutto tondo: a parte le teste, si tratta infatti di un altorilievo cavo privo del lato posteriore. Oggi si trova conservata all'interno del Museo di Orsanmichele, mentre all'esterno è sostituita da una copia: a causa della sua natura è l'unica nel museo ad essere circondata da strutture che simulano la nicchia.

Madonna del latte

La Madonna del latte
La Madonna del latte

La Madonna del Latte è un dipinto di Andrea del Verrocchio, databile al 1467-1469 circa e conservato nella National Gallery di Londra.L'opera deriva dall'esempio di Filippo Lippi (come la Lippina del 1465 circa), con Maria che tiene in grembo il Bambino sostenuto da due angioletti. La scena è ambientata all'interno di un recinto marmoreo, allusione all'hortus conclusus. Dietro di esso, oltre un alto parapetto marmoreo, si apre un paesaggio roccioso tratteggiato sinteticamente; la composizione si sviluppa quindi per piani scalari, svolgendo una mediazione tra lo spazio teorico reso dal piano prospettico e quello reale costituito dai personaggi in primo piano. Un recente restauro ha confermato l'autografia del Verrocchio nei soggetti principali e la datazione, legata ad analogie con motivi presenti in sculture di quegli stessi anni.Da Filippo Lippi derivano anche il predominio della linea di contorno e il panneggio vibrante, anche se le forme appaiono ormai più dolcemente fuse, con atteggiamenti più complessi delle sue opere. Il colore acceso dal chiaroscuro incisivo e dal tono bronzeo deriva dall'esempio di Antonio del Pollaiolo. Da questo dipinto Sandro Botticelli dipinse una simile Madonna col Bambino e due angeli oggi a Napoli.

Tomba di Giovanni e Piero de' Medici

Tomba di Giovanni e Piero dè Medici
Tomba di Giovanni e Piero dè Medici

La Tomba di Giovanni e Piero de' Medici è un'opera in marmi, bronzo e pietra serena di Andrea del Verrocchio e si trova nella Basilica di San Lorenzo a Firenze, nell'intercapedine tra il transetto sinistro (Cappella delle Reliquie) e la Sagrestia Vecchia. Risale al 1469-1472 e misura 601x358 cm.
Il monumento venne commissionato da Lorenzo de' Medici per la sepoltura del padre Piero, morto nel 1469, e dello zio Giovanni, morto nel 1463. L'opera venne completata nel 1472.

Putto con delfino

Il Putto con delfino è una statua bronzea (altezza 67 cm) di Andrea del Verrocchio, databile al 1470 circa e conservata a Palazzo Vecchio a Firenze.

L'opera è citata per la prima volta come "il bambino di bronzo" nella lista redatta nel 1495 da Tommaso Verrocchi delle opere eseguite da Andrea per i Medici, dove è indicato come fuso per una fontana alla villa di Careggi. Si trattava forse della fontana dell'Amore, ai bordi della quale si poteva riunire l'Accademia neoplatonica nei mesi estivi.Anche il Vasari lo cita come proveniente da Careggi, coimmissionato da Lorenzo de' Medici in persona e descritto come "un putto di bronzo che strozza un pesce il quale ha fatto porre". La datazione dell'opera è frutto di discussioni tra gli studiosi ed oscilla tra il 1465-1468 proposto da Dussler al 1480 proposto da Planiscig, anche se l'ipotesi più accreditata è quella legata al 1470 circa, avanzata da John Pope-Hennessy. Alcuni le legano, piuttosto che a una commissione di Lorenzo, a un desiderio di suo padre Piero. La base originaria, secondo Seymour, potrebbe essere oggi in una fontana di palazzo Pitti dove si trova un distico elegiaco che allude verosimilmente a Piero.Tra il 1550 e il 1568, nell'ambito della ristrutturazione di Palazzo Vecchio voluta da Cosimo I de' Medici, la statua venne destinata al centro del primo cortile del palazzo, dove coronava una fontana disegnata da Giorgio Vasari. Nel 1459 l'opera venne messa la riparo al secondo piano del palazzo, sostituendola con una copia in loco.Dell'opera si conosce anche una derivazione in terracotta probabilmente di mano dello stesso Verrocchio, oggi in una collezione privata.

David

Il David di Verrocchio è una scultura bronzea (altezza 126 cm), databile al 1472-1475 e conservata nel Museo del Bargello a Firenze.
L'opera è ricordata tra quelle eseguite dall'artista per i Medici, in particolare i fratelli Lorenzo e Giuliano, nell'elenco redatto da Tommaso Verrocchi nel 1495. Citato da Vasari, che lo riferiva al periodo successivo al soggiorno a Roma dell'artista (inizio degli anni settanta del quattrocento), venne acquistato nel 1476 dalla Signoria di Firenze, ponendo il termine ante quem.Agli inizi del Seicento confluì nelle raccolte granducali degli Uffizi e verso il 1870 venne destinato, con la maggior parte delle sculture rinascimentali, al nascente Museo nazionale del Bargello.

Tobiolo e l'angelo

Tobiolo e l'angelo è un dipinto a tempera su tavola (83,6x66 cm) di Andrea del Verrocchio, databile al 1470-1475 e conservato nella National Gallery di Londra.
Rappresentazioni dell'Arcangelo Raffaele e del suo leggendario aiuto nel viaggio a Tobia sono relativamente frequenti nella Firenze del Rinascimento, poiché erano associate alla protezione dei giovani che partivano in viaggio, magari per formarsi a fianco dei padri praticando in una delle numerose filiali commerciali all'estero delle banche fiorentine. Esisteva anche una confraternita in cui l'arcangelo era specialmente venerato.Il dipinto venne acquistato dal museo nel 1867.

Battesimo di Cristo

Il Battesimo di Cristo è un dipinto a olio e tempera su tavola (177x151 cm) di Andrea del Verrocchio, Leonardo da Vinci e altri pittori di bottega, databile tra il 1475 ed il 1478 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.
L'opera fu realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi[1] quando la bottega del Verrocchio era la più importante di Firenze. Vasari raccontò la genesi dell'opera, che è stata confermata dalle radiografie del 1954. Il maestro Verrocchio infatti impostò la composizione e dipinse in parte le due figure principali del Cristo e del Battista, con il suo stile lineare e nervoso derivato dalla specializzazione nell'oreficeria. In un secondo momento vennero coinvolti altri due collaboratori: uno di livello mediocre, responsabile della schematica palma a sinistra e del paesaggio roccioso a destra, e un altro responsabile del volto dell'angelo visto di fronte, forse il giovane Sandro Botticelli.

Solo in una terza fase, quella finale, venne chiesto a Leonardo da Vinci, allievo del Verrocchio, di ultimare il dipinto cercando di uniformare le parti già dipinte. A lui spetta il dolce volto dell'angelo di profilo, dove si nota il suo caratteristico stile sfumato, ma anche le velature trasparenti a olio che unificarono i piani del paesaggio in profondità e addolcirono il corpo del Cristo. Suo, inoltre, è il velato paesaggio sulla sinistra. Vasari riporta anche l'aneddoto secondo cui Verrocchio non avrebbe più toccato il pennello dopo aver visto l'allievo superarlo; in realtà non pare essere vero, ma dimostra il precoce talento e la fama di Leonardo.La menzione vasariana aveva inizialmente fatto ipotizzare una datazione più precoce del dipinto, ai primi anni settanta, ma la maturità di alcune parti, come il perfetto paesaggio, e l'accertamento radiografico dell'esecuzione a olio sulla preparazione a tempera dell'angelo leonardesco hanno confermato un'attribuzione al 1475-1478 circa, dopo opere dalla tecnica più incerta come l'Annunciazione e il Ritratto di Ginevra de' Benci.La pala passò nel monastero di Santa Verdiana, finché, con le soppressioni, venne destinata alla Galleria delle Belle Arti insieme a numerose altre opere di grande pregio confluite dalle chiese di Firenze. Solo nel 1810, con la ridistribuzione delle collezioni fiorentine, pervenne agli Uffizi.L'opera è stata restaurata nel 1998.

Dama col mazzolino

La Dama col mazzolino e una scultura in marmo di 60 cm di altezza, realizzata verso il 1475 da Andrea del Verrocchio e conservata nel museo del Bargello a Firenze.
L'opera è un esempio emblematico del busto-ritratto che si sviluppò a Firenze nella seconda metà del XV secolo, riprendendo la tradizione medievali delle effigi devozionali in cera.Non si conosce l'identità della donna ritratta né le circostanze della committenza. A lungo l'opera è stata indicata come di provenienza medicea, identificandola con quel ritratto di Lucrezia citato nell'inventario redatto alla morte di Lorenzo de' Medici nel 1492. La Lucrezia veniva identificata con quella Lucrezia Donati amata platonicamente da Lorenzo stesso, anche se forse la menzione era più probabilmente riferita a un ritratto di Lucrezia Tornabuoni, madre di Lorenzo.In ogni caso studi più accurati sembrano oggi escludere la committenza medicea seguendo le tracce documentarie della statua, che viene menzionato per la prima volta nel testamento del nobiluomo fiorentino Francesco Ceccherini del 1822, come opera di Donatello. Nel 1825 gli eredi Ceccherini trattavano per la vendita del busto alle collezioni granducali, segnalandolo come acquistato a suo tempo da un'altra famiglia fiorentina, peraltro sconosciuta. Acquistato dalla Galleria degli Uffizi quello stesso anno da Leopoldo II, passò al Bargello con la risistemazione delle collezioni del 1873.Nel 1882 Wilhelm Bode fu il primo a mettere in dubbio l'attribuzione donatelliana, assegnandolo a Verrocchio in base a confronti con le Virtù del Cenotafio Forteguerri a Pistoia. L'assegnazione è oggi universalmente accettata, sebbene qualcuno vi abbia voluto scorgere una possibile collaborazione di Leonardo in base alle affinità con il Ritratto di Ginevra de' Benci (1474 circa), somigliante nell'acconciatura e, presumibilmente, anche nei connotati. Esiste inoltre uno Studio di mani leonardesco di notevole affinità.