Dipinti di Leonardo da Vinci dal 1469 al 1515

Leonardo da Vinci

Leonardo di ser Piero da Vinci (Vinci, 15 aprile 1452 – Amboise, 2 maggio 1519) è stato un pittore, ingegnere e scienziato italiano. Uomo d'ingegno e talento universale del Rinascimento, incarnò in pieno lo spirito della sua epoca, portandolo alle maggiori forme di espressione nei più disparati campi dell'arte e della conoscenza. Si occupò di architettura e scultura, fu disegnatore, trattatista, scenografo, anatomista, musicista e, in generale, progettista e inventore. È considerato uno dei più grandi geni dell'umanità.

Madonna Dreyfus

La Madonna Dreyfus (Madonna della melagrana) è un dipinto a olio su tavola (15,7x12,8 cm) attribuito a Leonardo da Vinci o Lorenzo di Credi e conservato nella National Gallery of Art di Washington. L'attribuzione a Leonardo è datata in genere al 1469 circa, facendone il primo dipinto autografo conosciuto; quella a Lorenzo di Credi al 1475-1480 circa, intendendola come una copia di un originale leonardesco perduto.L'opera è documentata per la prima volta nelle collezioni di Gustave Dreyfus a Parigi. Dopo la sua morte nel 1914 passò ai suoi eredi, i quali nel 1930 decisero di metterla in vendita. Acquistata da mercanti Duveen Brothers, nel 1951 venne venduta a Samuel H. Kress, che nel 1952 la donò al museo di Washington.L'opera raffigura la Madonna col Bambino entro una stanza, sullo sfondo di una parete scura su cui si aprono due finestre che danno su un luminoso paesaggio collinare, piuttosto generico. Il complesso impianto compositivo, con più fonti di luce in contrasto e con un parapetto in primo piano, sul quale pende il manto di Maria e sta in piedi il Bambino, derivano dall'arte fiamminga, all'epoca in voga più che mai a Firenze.Maria tiene in mano una melagrana, simbolo di fertilità, ma anche prefigurazione del sangue della Passione per il colore rosso dei chicchi. Il Bambino, nudo, sta in piedi e con la manina prende alcuni chicchi e li porge verso la madre, che lo guarda con un'espressione ambigua, composta ma senza allegria, prefigurando la tragica sorte del figlio.Notevoli sono le analogie con la successiva Madonna del Garofano (1473 circa, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera), a partire dall'impianto compositivo, fino alla delicatezza quasi trasparente degli incarnati e la sobria ma realistica gestualità tra madre e figlio, con un analogo scambio reciproco. Il figlio muove un passetto incerto e rivolge, significativamente, lo sguardo verso l'alto. Simile è poi il braccio paffutello e arcuato del Bambino, oppure la spilla con una pietra circondata da perle che regge il manto della Vergine. Il volto di Maria e il trattamento finissimo dei capelli ricorda poi l'Annunciazione degli Uffizi (1472-1475 circa).Di ascendenza verrocchiesca, sono invece il trattamento netto dei contorni (sebbene Wilhelm Suida e Bernard Dagenhart vi colgano i primi sintomi di quella smaterializzazione del colore che divenne una delle caratteristiche più evidenti dello stile di Leonardo), e i contrasti cromatici soprattutto nel rosso e nel blu del vestito della Vergine, con riflessi quasi "marmorei", soprattutto nel lembo di tessuto sotto il Bambino.

Annunciazione

L'Annunciazione è un dipinto a olio e tempera su tavola (98x217 cm), attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 e il 1475 circa e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Si hanno pochissime informazioni certe riguardo alle origini di quest'opera; forse si sarebbe trattato di una delle primissime committenze che Leonardo riuscì a guadagnarsi mentre era "a bottega" dal Verrocchio.Il Morelli, il Cavalcaselle, Heindereich e Calvi non l'attribuirono a Leonardo, ma proposero il Ghirlandaio o suo figlio Ridolfo, o Lorenzo di Credi in collaborazione con Leonardo. Lasciavano perplessi soprattutto alcuni errori, come quello del piano del leggio allineato alle spalle ma non ai piedi della Madonna e delle mancanze non presenti nelle altre opere leonardesche. Invece la semplicità compositiva, la freddezza del viso, la capigliatura col "ciuffetto" dell'angelo e la presenza del paesaggio portuale erano tutte caratteristiche dello stile di Leonardo. Pubblicata poi come opera di collaborazione tra Ghirlandaio e Leonardo, oggi è prevalentemente indicata come frutto di una collaborazione tra la bottega del Verrocchio e Leonardo.Le datazioni proposte con più consensi oscillano tra gli anni sessanta del XV secolo e il 1475, prima comunque dell'angelo nel Battesimo di Cristo (1475-1478 circa).L'opera si trovava nella chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, sulle colline a sud di Firenze, dove restò fino al 1867, quando fu trasferita alla Galleria degli Uffizi. Non è detto che la chiesa di San Bartolomeo fosse la destinazione originaria dell'opera, infatti Vasari non la citò, pur avendo tra i frati olivetani il corrispondente e amico don Miniato Pitti, che lo aveva informato minuziosamente sul corredo artistico del convento.Con l'arrivo agli Uffizi, alcuni studiosi cominciarono a indicare il dipinto come una delle opere giovanili di Leonardo. I dubbi oggi sono quasi del tutto appianati dal ritrovamento di due disegni preparatori di Leonardo, che hanno confermato la tesi attributiva sostenuta per la prima volta da Liphart nel 1869: uno si trova alla Christ Church Library di Oxford (n. A 31) e contempla lo studio della manica destra dell'angelo; l'altro è al Louvre (n. 2255) e riguarda il mantello della Vergine.A Lorenzo di Credi è in genere attribuita un'altra Annunciazione, di dimensioni minori, al Louvre, che taluni studiosi riferiscono a Leonardo.L'opera è stata restaurata nel 2000, ripristinando una migliore luminosità e leggibilità dei dettagli, con una migliorata lettura della prospettiva grazie alla maggiore visibilità dello scorcio architettonico sulla destra e dello sfumare del paesaggio.

Madonna del Garofano

La Madonna del Garofano è un dipinto a olio su tavola (62x47,5 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1473 circa e conservato nell'Alte Pinakothek di Monaco.L'opera, tra le prime opere individuali del giovane Leonardo, è identificata con quella "Madonna della Caraffa" descritta da Giorgio Vasari nelle collezioni di papa Clemente VII, nato Medici. Scrisse lo storico aretino:

« Fece poi Lionardo una Nostra Donna in un quadro, ch'era appresso papa Clemente VII, molto eccellente. E fra l'altre cose che v'erano fatte, contrafece una caraffa piena d'acqua con alcuni fiori dentro, dove oltra la maraviglia della vivezza, aveva imitato la rugiada dell'acqua sopra, sì che ella pareva più viva che la vivezza. »(Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Vita di Lionardo da Vinci pittore e scultore fiorentino (1568).)

Ritratto di Ginevra de' Benci

Il Ritratto di Ginevra de' Benci è un dipinto a tempera e olio su tavola (38,8x36,7 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1474 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington.Ginevra de' Benci era la figlia di Amerigo di Giovanni Benci, ricco banchiere forse amico del padre di Leonardo, ser Piero da Vinci. Essa andò in sposa nel 1474 a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini. La sua famiglia fu a lungo legata all'attività di Leonardo a Firenze: in casa Benci si tenne l'Adorazione dei Magi, incompiuta dopo la partenza del pittore per Milano; inoltre Tommaso de' Benci, poeta discepolo di Marsilio Ficino, fu amico di Leonardo.Ginevra, che è ricordata anche da Lorenzo il Magnifico come una delle donne più colte della società fiorentina dell'epoca, è stata identificata nel ritratto grazie alla presenza, sullo sfondo, di fronde verdi di ginepro, che alludono al suo nome per paronomasia. L'opera venne vista da Vasari che nelle Vite scrisse: "[Leonardo] ritrasse la Ginevra d'Amerigo Benci cosa bellissima" (1568). Il retro richiama l'emblema di Bernardo Bembo, con cui Ginevra ebbe uno scambio epistolare. Ciò ha anche fatto ipotizzare che il committente del ritratto fosse l'ambasciatore veneto a Firenze.L'opera, già nel Palazzo de' Benci, entrò prima del 1733 nelle collezioni dei Principi del Liechtenstein, prima a Vienna e poi a Vaduz. Tale possesso è testimoniato da un sigillo in cera rossa con le armi del Liechtenstein sul retro e tale data. Il 10 febbraio 1967 la galleria statunitense acquistò il quadro dal principe Franz Joseph II del Liechtenstein per una somma di oltre cinque milioni di dollari, un vero record per quei tempi.

Annunciazione

L'Annunciazione è un dipinto a tempera su tavola (16x60 cm), attribuito a Lorenzo di Credi o a Leonardo da Vinci, databile tra il 1475 e il 1478 circa e conservato al Museo del Louvre di Parigi (n. di catalogo M.I. 598).La tavoletta fa parte della predella della pala della Madonna di Piazza del Duomo di Pistoia, uscita dalla bottega di Andrea del Verrocchio alla fine degli anni settanta.La pala centrale è attribuita a Lorenzo di Credi (in loco) e altri scomparti di predella sono attribuiti al di Credi e a Perugino. Smembrata in un'epoca imprecisata, la tavoletta entrò nel Louvre nel 1863, tramite acquisto sul mercato antiquario.L'Angelo Gabriele è appena planato sul giardino davanti all'abitazione di Maria (allusione all'hortus conclusus) e la benedice con un gesto, mentre Maria reclina dolcemente il capo in segno di accettazione, incrociando anche le braccia al petto. Davanti a lei si vede un leggio ligneo, una sorta di badalone, e a destra si intravede la casa con pancali lungo il perimetro esterno e la porta aperta, al cui interno tradizionalmente si vedrebbe la stanza vuota di Maria. In lontananza alcuni alberi scandiscono il paesaggio e si intravede un paesaggio azzurrino di montagne sfocate dalla foschia.L'attribuzione è stata oggetto di notevoli incertezze e perplessità. La "realizzazione artistica piuttosto mediocre" (Wasserman, 1982) infatti farebbe escludere la mano di Leonardo, la cui attribuzione si basa tuttavia su un disegno conservato agli Uffizi (n. 438 E) in cui si vede una testa femminile reclinata verso il basso che, in scala minore, si ritrova nella Vergine annunciata del Louvre. Il divario qualitativo tra il disegno, sicuramente autografo, e la tavoletta è comunque molto marcato e anche la tecnica a tempera non appartiene al linguaggio leonardesco, che a quell'epoca avanzava già nella sperimentazione della pittura a olio. In ogni caso non si tratta di elementi sufficienti ad escludere del tutto l'attribuzione. Potrebbe infatti trattarsi di un'opera in cui era richiesto un impegno "minimo", condensando in pochi tratti corsivi uno studio di repertorio, probabilmente effettuato dal reale.

Battesimo di Cristo

« PerAndrea del Verrocchio [...che stava] faccendo una tavola dove San Giovanni battezzava Cristo, Lionardo lavorò un Angelo, che teneva alcune vesti; e benché fosse giovanetto, lo condusse di tal maniera che molto meglio de le figure d'Andrea stava l'Angelo di Lionardo. Il che fu cagione ch'Andrea mai più non volle toccar colori, sdegnatosi che un fanciullo ne sapesse più di lui. Giorgio Vasari, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Vita di Lionardo da Vinci pittore e scultore fiorentino (1568).

 

Il Battesimo di Cristo è un dipinto a olio e tempera su tavola (177x151 cm) di Andrea del Verrocchio, Leonardo da Vinci e altri pittori di bottega, databile tra il 1475 ed il 1478 e conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

L'opera fu realizzata per il monastero vallombrosano di San Salvi quando la bottega del Verrocchio era la più importante di Firenze. Vasari raccontò la genesi dell'opera, che è stata confermata dalle radiografie del 1954. Il maestro Verrocchio infatti impostò la composizione e dipinse in parte le due figure principali del Cristo e del Battista, con il suo stile lineare e nervoso derivato dalla specializzazione nell'oreficeria. In un secondo momento vennero coinvolti altri due collaboratori: uno di livello mediocre, responsabile della schematica palma a sinistra e del paesaggio roccioso a destra, e un altro responsabile del volto dell'angelo visto di fronte, forse il giovane Sandro Botticelli.L'angelo di LeonardoSolo in una terza fase, quella finale, venne chiesto a Leonardo da Vinci, allievo del Verrocchio, di ultimare il dipinto cercando di uniformare le parti già dipinte. A lui spetta il dolce volto dell'angelo di profilo, dove si nota il suo caratteristico stile sfumato, ma anche le velature trasparenti a olio che unificarono i piani del paesaggio in profondità e addolcirono il corpo del Cristo. Suo, inoltre, è il velato paesaggio sulla sinistra. Vasari riporta anche l'aneddoto secondo cui Verrocchio non avrebbe più toccato il pennello dopo aver visto l'allievo superarlo; in realtà non pare essere vero, ma dimostra il precoce talento e la fama di Leonardo.La menzione vasariana aveva inizialmente fatto ipotizzare una datazione più precoce del dipinto, ai primi anni settanta, ma la maturità di alcune parti, come il perfetto paesaggio, e l'accertamento radiografico dell'esecuzione a olio sulla preparazione a tempera dell'angelo leonardesco hanno confermato un'attribuzione al 1475-1478 circa, dopo opere dalla tecnica più incerta come l'Annunciazione e il Ritratto di Ginevra de' Benci.La pala passò nel monastero di Santa Verdiana, finché, con le soppressioni, venne destinata alla Galleria delle Belle Arti insieme a numerose altre opere di grande pregio confluite dalle chiese di Firenze. Solo nel 1810, con la ridistribuzione delle collezioni fiorentine, pervenne agli Uffizi.L'opera è stata restaurata nel 1998.

 

 

Madonna Benois

La Madonna Benois è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (48x31 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1478-1482 circa e conservato nel Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo
L'opera deve il suo nome alla famiglia che ne fu a lungo proprietaria, i Benois, che a sua volta l'aveva acquistata nel 1824 ad Astrakan, da un mercante d'arte di nome Sapoznikov. Si trova nel museo russo dal 1914L'opera, di sicura autografia leonardesca, mostra la Madonna col Bambino sullo sfondo di una stanza scura, rischiarata sul fondo da una bifora aperta sul cielo. Maria sta seduta e tiene sulle ginocchia il figlio che cerca, con concentrazione, di afferrare il fiorellino che essa tiene in mano, cercando di coordinare i movimenti e lo sguardo come tipico dei bambini piccoli. Secondo taluni, i quattro petali del fiore sarebbero un'allegoria della futura crocifissione. Il modello iconografico più immediato è la Madonna di Domenico Veneziano nella collezione Berenson. Maria è particolarmente giovane e, contrariamente alla tradizione iconografica, sorride guardando la tenera goffaggine del figlio e instaurando con lui un rapporto di serena familiarità. Il gruppo sacro mostra quindi una svolta stilistica nel soggetto, che evita di ricalcare gli schemi tradizionali affidandosi piuttosto a un accurato studio dal vero, particolarmente evidente nella realistica fisionomia del Bambino. Mancano gli abbellimenti delle proporzioni che ritraevano i fanciulli come uomini in miniatura ed estremamente naturale appare la gestualità o il tenero incarnato infantile.Con quest'opera appare evidente come la strada artistica di Leonardo inizi a divergere da quella dei pittori fiorentini di spicco, come Botticelli, Ghirlandaio e Perugino: per lui infatti il dipinto non è più un "esercizio di maestria", tanto più apprezzabile quanto più si riconosca la tecnica, l'abilità e lo stile del pittore, ma piuttosto un modo per interpretare e conoscere la natura. Al posto del nitido disegno dei fiorentini, prezioso ma innaturale, Leonardo contrappone un delicatissimo "sfumato", con cui l'artista coglie i valori atmosferici e la mutevolezza dei lineamenti e dei contorni, soggetti alla mutevolezza delle psicologie e del cosmo.

Adorazione dei Magi

L'Adorazione dei Magi è un dipinto a olio su tavola (246x243 cm) di Leonardo da Vinci, realizzato tra il 1481 e il 1482. Viene conservato nella Galleria degli Uffizi a Firenze.Nel 1481 i monaci di San Donato a Scopeto commissionarono a Leonardo un'Adorazione dei Magi da completare nel giro di due anni. Leonardo studiò approfonditamente la composizione, lasciando vari disegni preparatori: uno della composizione generale, dove compare anche la capannuccia, conservato al Cabinet des Dessins del Louvre, uno dello sfondo, al gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi e vari studi riconducibili alla zuffa di cavalli o alla posizione della Madonna e del Bambino.Il pittore però, nell'estate del 1482, partiva per Milano, lasciando l'opera incompiuta. Quindici anni dopo, certi ormai dell'inadempienza di Leonardo, i religiosi si rivolsero a Filippino Lippi per ottenere una pala di analogo soggetto, pure agli Uffizi.L'Adorazione di Leonardo nel frattempo era rimasta allo stato di abbozzo in casa Amerigo de' Benci, il padre di Ginevra de' Benci della quale Leonardo dipinse un famoso ritratto; qui la vide Vasari. Nel 1601 si trovava nelle raccolte di don Antonio de' Medici e, dopo la morte di suo figlio Giulio, nel 1670 approdò alle Gallerie fiorentine. Nel 1681 andò perduta la cornice cinquecentesca con dorature, probabilmente in occasione dello spostamento della tavola alla villa di Castello. Dal 1794 tornò definitivamente al museo.Nella critica ottocentesca sorse qualche dubbio circa l'attribuzione dell'opera a una fase giovanile (Müntz) o a Leonardo stesso (Rumhor), ma si tratta di ipotesi oggi scartate..Del dipinto esistono alcune radiografie realizzate da A. Vermehren, pubblicate nel 1954 da P. Sampaolesi e oggi appartenenti agli eredi Vermehren. Dalla fine del 2011 la pala è in restauro.