Le prime commissioni indipendenti di Leonardo

Ritratto di Leonardo da Vinci
Ritratto di Leonardo da Vinci

Le prime opere indipendenti di Leonardo vengono oggi datate tra il 1469 e i primi anni settanta, ancora prima del Battesimo. In questi lavori, su cui il dibattito critico è stato molto acceso, l'artista mostra una forte adesione al linguaggio comune degli allievi di Verrocchio, complicando gli studi attributivi. La piena autografia della piccola Madonna Dreyfus (1469 circa, National Gallery of Art, Washington) è una constatazione recente della critica, che in passato aveva oscillato anche sui nomi di Verrocchio e Lorenzo di Credi: stretta è infatti la vicinanza stilistica con la successiva Madonna del Garofano (1473 circa, Alte Pinakothek, Monaco), con gli incarnati delicati e quasi trasparenti, la gestualità familiare tra madre e figlio, l'ambientazione su uno sfondo scuro in cui si aprono "alla fiamminga" due finestre su un luminoso paesaggio. .Proviene dalla bottega del Verrocchio la contemporanea Annunciazione degli Uffizi, ma la sua paternità – se pure può considerarsi di unica mano – è stata a lungo disputata dalla critica, per assestarsi infine sul nome di Leonardo. L'Angelo annunciante appare infatti prossimo alla fattura dell'angelo del Battesimo, ed esistono due disegni certi di Leonardo: uno Studio di braccio alla Christ Church di Oxford e uno Studio di drappeggio con le gambe della Madonna al Louvre, che fanno preciso riferimento, rispettivamente, all'arcangelo e alla Vergine. Nonostante si stia formando uno stile personale, affiorano ancora motivi verrocchieschi, come il leggio-altare con zampe leonine, che ricordano da vicino la Tomba di Giovanni e Piero de' Medici. Il dipinto contiene un "errore" di prospettiva, nel braccio destro eccessivamente lungo della Vergine, difetto che risulta attenuato assumendo un punto di vista leggermente a destra dell'opera. .La Madonna del Garofano (1475-1480) mostra già con evidenza una veloce maturazione dello stile dell'artista, indirizzato a una maggiore fusione tra i vari elementi dell'immagine, con trapassi luminosi e di chiaroscuro più sensibili e fluidi; la Vergine infatti emerge da una stanza in penombra contrastando con un lontano e fantastico paesaggio che appare da due bifore sullo sfondo. Al 1474 al 1478 risale il Ritratto di donna di Washington, identificata con Ginevra de' Benci - così si spiega il ginepro dipinto alle sue spalle. Si tratta della figlia di un importante mercante fiorentino, il che dimostra come Leonardo potesse accedere a commissioni da parte della ricca borghesia fiorentina. L'opera mostra sempre più chiari gli influssi dell'arte fiamminga, nelle luminescenze della capigliatura, nell'attenzione alla resa luminosa tramite il colore. Vi si trova però anche la caratteristica resa atmosferica tra personaggio in primo piano e paesaggio, oltre alla particolare tecnica di sfumare coi polpastrelli i colori, soprattutto nella realistica epidermide

Opere tra le più importanti del primo periodo indipendente di Leonardo

Madonna Dreyfus

La Madonna Dreyfus (Madonna della melagrana) è un dipinto a olio su tavola (15,7x12,8 cm) attribuito a Leonardo da Vinci o Lorenzo di Credi e conservato nella National Gallery of Art di Washington. L'attribuzione a Leonardo è datata in genere al 1469 circa, facendone il primo dipinto autografo conosciuto; quella a Lorenzo di Credi al 1475-1480 circa, intendendola come una copia di un originale leonardesco perduto.


L'opera raffigura la Madonna col Bambino entro una stanza, sullo sfondo di una parete scura su cui si aprono due finestre che danno su un luminoso paesaggio collinare, piuttosto generico. Il complesso impianto compositivo, con più fonti di luce in contrasto e con un parapetto in primo piano, sul quale pende il manto di Maria e sta in piedi il Bambino, derivano dall'arte fiamminga, all'epoca in voga più che mai a Firenze.Maria tiene in mano una melagrana, simbolo di fertilità, ma anche prefigurazione del sangue della Passione per il colore rosso dei chicchi. Il Bambino, nudo, sta in piedi e con la manina prende alcuni chicchi e li porge verso la madre, che lo guarda con un'espressione ambigua, composta ma senza allegria, prefigurando la tragica sorte del figlio.Notevoli sono le analogie con la successiva Madonna del Garofano (1473 circa, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera), a partire dall'impianto compositivo, fino alla delicatezza quasi trasparente degli incarnati e la sobria ma realistica gestualità tra madre e figlio, con un analogo scambio reciproco. Il figlio muove un passetto incerto e rivolge, significativamente, lo sguardo verso l'alto. Simile è poi il braccio paffutello e arcuato del Bambino, oppure la spilla con una pietra circondata da perle che regge il manto della Vergine. Il volto di Maria e il trattamento finissimo dei capelli ricorda poi l'Annunciazione degli Uffizi (1472-1475 circa).Di ascendenza verrocchiesca, sono invece il trattamento netto dei contorni (sebbene Wilhelm Suida e Bernard Dagenhart vi colgano i primi sintomi di quella smaterializzazione del colore che divenne una delle caratteristiche più evidenti dello stile di Leonardo), e i contrasti cromatici soprattutto nel rosso e nel blu del vestito della Vergine, con riflessi quasi "marmorei", soprattutto nel lembo di tessuto sotto il Bambino.

 

Madonna del Garofano

La Madonna del Garofano è un dipinto a olio su tavola (62x47,5 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1473 circa e conservato nell'Alte Pinakothek di Monaco.
L'opera, tra le prime opere individuali del giovane Leonardo, è identificata con quella "Madonna della Caraffa" descritta da Giorgio Vasari nelle collezioni di papa Clemente VII, nato Medici. Scrisse lo storico aretino:
« Fece poi Lionardo una Nostra Donna in un quadro, ch'era appresso papa Clemente VII, molto eccellente. E fra l'altre cose che v'erano fatte, contrafece una caraffa piena d'acqua con alcuni fiori dentro, dove oltra la maraviglia della vivezza, aveva imitato la rugiada dell'acqua sopra, sì che ella pareva più viva che la vivezza. »(Giorgio Vri, Le vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, Vita di Lionardo da Vinci pittore e scultore fiorentino (1568).)

In una stanza scura, rischiarata da due bifore sullo sfondo aperte sul paesaggio, si trova Maria in piedi, rappresentata a mezzobusto, davanti a un parapetto su cui sono appoggiati un vaso vitreo con fiori, un ampio lembo del manto della Vergine e, su un soffice cuscino, il paffuto Gesù Bambino, ritratto nudo.Maria, dall'espressione leggermente malinconica, guarda il figlio e gli porge un garofano rosso, il cui colore ricorda il sangue della Passione, ma anche del matrimonio mistico tra madre e figlio, cioè Cristo e la sua Chiesa; il Bambino, seduto, allunga le mani verso il fiore, quasi contorcendosi, ma il suo sguardo è assente, verso il cielo, quasi a simboleggiare l'accettazione della sua tragica sorte e il rimettersi nelle mani del Padre.La Vergine è riccamente abbigliata, con una veste rossa di tessuto leggerissimo, forse seta, e un mantello azzurro foderato di giallo che le lascia scoperte le maniche, producendo alcune ampie pieghe. Il mantello è chiuso sul petto da una spilla con zaffiro circondato da perle, simboleggianti castità, pudicizia e purezza. La sua acconciatura è elaborata, con trecce che incorniciano la fronte e reggono un velo semitrasparente, dal quale ricadono riccioli dorati ai lati del volto.

Il paesaggio, in lontananza oltre le finestre, è articolato su più piani e mostra una vallata e una serie di montagne che sfumano nella foschia in una luce chiarissima.
L'opera, con alcuni caratteri già preannunciati nella Madonna Dreyfus, segna un'evoluzione nell'arte del giovane Leonardo, con riferimenti all'arte fiamminga più precisi e diretti (la complessa illuminazione della stanza, la presenza del parapetto, la "natura morta" del vaso di fiori). I protagonisti affiorano dalla penombra colti da una luce frontale, che ne enfatizza la monumentalità, senza difetti di rigidità: a tal proposito si noti come affonda dolcemente la mano di Maria nel tenero corpo del figlio.Alcune evidenti derivazioni da Verrocchio confermano l'appartenenza dell'opera alla fase giovanile del pittore: l'impianto compositivo, la delicatezza quasi trasparente degli incarnati, la sobria ma realistica gestualità tra madre e figlio, nonché lo zoccolo su cui si trova il vaso, decorato da girali che ricordano l'ara nell'Annunciazione ispirata a sua volta alla tomba di Piero e Giovanni de' Medici di Verrocchio. Il volto di Maria ricorda da vicino quello presente nell'Annunciazione degli Uffizi. Altri elementi contengono invece, in nuce, stilemi dell'artista maturo: il paesaggio roccioso, il panneggio giallo annodato come un vortice, l'acconciatura raffinata della Vergine che venne riutilizzata nella Leda con il cigno.

Annunciazione

L'Annunciazione è un dipinto a olio e tempera su tavola (98x217 cm), attribuito a Leonardo da Vinci, databile tra il 1472 e il 1475 circa e conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
Si hanno pochissime informazioni certe riguardo alle origini di quest'opera; forse si sarebbe trattato di una delle primissime committenze che Leonardo riuscì a guadagnarsi mentre era "a bottega" dal Verrocchio.Il Morelli, il Cavalcaselle, Heindereich e Calvi non l'attribuirono a Leonardo, ma proposero il Ghirlandaio o suo figlio Ridolfo, o Lorenzo di Credi in collaborazione con Leonardo. Lasciavano perplessi soprattutto alcuni errori, come quello del piano del leggio allineato alle spalle ma non ai piedi della Madonna e delle mancanze non presenti nelle altre opere leonardesche. Invece la semplicità compositiva, la freddezza del viso, la capigliatura col "ciuffetto" dell'angelo e la presenza del paesaggio portuale erano tutte caratteristiche dello stile di Leonardo. Pubblicata poi come opera di collaborazione tra Ghirlandaio e Leonardo, oggi è prevalentemente indicata come frutto di una collaborazione tra la bottega del Verrocchio e Leonardo.Le datazioni proposte con più consensi oscillano tra gli anni sessanta del XV secolo e il 1475, prima comunque dell'angelo nel Battesimo di Cristo (1475-1478 circa).L'opera si trovava nella chiesa di San Bartolomeo a Monteoliveto, sulle colline a sud di Firenze, dove restò fino al 1867, quando fu trasferita alla Galleria degli Uffizi. Non è detto che la chiesa di San Bartolomeo fosse la destinazione originaria dell'opera, infatti Vasari non la citò, pur avendo tra i frati olivetani il corrispondente e amico don Miniato Pitti, che lo aveva informato minuziosamente sul corredo artistico del convento.
Con l'arrivo agli Uffizi, alcuni studiosi cominciarono a indicare il dipinto come una delle opere giovanili di Leonardo. I dubbi oggi sono quasi del tutto appianati dal ritrovamento di due disegni preparatori di Leonardo, che hanno confermato la tesi attributiva sostenuta per la prima volta da Liphart nel 1869: uno si trova alla Christ Church Library di Oxford (n. A 31) e contempla lo studio della manica destra dell'angelo; l'altro è al Louvre (n. 2255) e riguarda il mantello della Vergine.A Lorenzo di Credi è in genere attribuita un'altra Annunciazione, di dimensioni minori, al Louvre, che taluni studiosi riferiscono a Leonardo.L'opera è stata restaurata nel 2000, ripristinando una migliore luminosità e leggibilità dei dettagli, con una migliorata lettura della prospettiva grazie alla maggiore visibilità dello scorcio architettonico sulla destra e dello sfumare del paesaggio.

Annunciazione (n. di catalogo M.I. 598).

L'Annunciazione è un dipinto a tempera su tavola (16x60 cm), attribuito a Lorenzo di Credi o a Leonardo da Vinci, databile tra il 1475 e il 1478 circa e conservato al Museo del Louvre di Parigi (n. di catalogo M.I. 598).La tavoletta fa parte della predella della pala della Madonna di Piazza del Duomo di Pistoia, uscita dalla bottega di Andrea del Verrocchio alla fine degli anni settanta.La pala centrale è attribuita a Lorenzo di Credi (in loco) e altri scomparti di predella sono attribuiti al di Credi e a Perugino. Smembrata in un'epoca imprecisata, la tavoletta entrò nel Louvre nel 1863, tramite acquisto sul mercato antiquario.

L'Angelo Gabriele è appena planato sul giardino davanti all'abitazione di Maria (allusione all'hortus conclusus) e la benedice con un gesto, mentre Maria reclina dolcemente il capo in segno di accettazione, incrociando anche le braccia al petto. Davanti a lei si vede un leggio ligneo, una sorta di badalone, e a destra si intravede la casa con pancali lungo il perimetro esterno e la porta aperta, al cui interno tradizionalmente si vedrebbe la stanza vuota di Maria. In lontananza alcuni alberi scandiscono il paesaggio e si intravede un paesaggio azzurrino di montagne sfocate dalla foschia.L'attribuzione è stata oggetto di notevoli incertezze e perplessità. La "realizzazione artistica piuttosto mediocre" (Wasserman, 1982) infatti farebbe escludere la mano di Leonardo, la cui attribuzione si basa tuttavia su un disegno conservato agli Uffizi (n. 438 E) in cui si vede una testa femminile reclinata verso il basso che, in scala minore, si ritrova nella Vergine annunciata del Louvre. Il divario qualitativo tra il disegno, sicuramente autografo, e la tavoletta è comunque molto marcato e anche la tecnica a tempera non appartiene al linguaggio leonardesco, che a quell'epoca avanzava già nella sperimentazione della pittura a olio. In ogni caso non si tratta di elementi sufficienti ad escludere del tutto l'attribuzione. Potrebbe infatti trattarsi di un'opera in cui era richiesto un impegno "minimo", condensando in pochi tratti corsivi uno studio di repertorio, probabilmente effettuato dal reale.

Ritratto di Ginevra de' Benci

Il Ritratto di Ginevra de' Benci è un dipinto a tempera e olio su tavola (38,8x36,7 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1474 circa e conservato nella National Gallery of Art di Washington.
Ginevra de' Benci era la figlia di Amerigo di Giovanni Benci, ricco banchiere forse amico del padre di Leonardo, ser Piero da Vinci. Essa andò in sposa nel 1474 a Luigi di Bernardo di Lapo Nicolini. La sua famiglia fu a lungo legata all'attività di Leonardo a Firenze: in casa Benci si tenne l'Adorazione dei Magi, incompiuta dopo la partenza del pittore per Milano; inoltre Tommaso de' Benci, poeta discepolo di Marsilio Ficino, fu amico di Leonardo.Ginevra, che è ricordata anche da Lorenzo il Magnifico come una delle donne più colte della società fiorentina dell'epoca, è stata identificata nel ritratto grazie alla presenza, sullo sfondo, di fronde verdi di ginepro, che alludono al suo nome per paronomasia. L'opera venne vista da Vasari che nelle Vite scrisse: "[Leonardo] ritrasse la Ginevra d'Amerigo Benci cosa bellissima" (1568). Il retro richiama l'emblema di Bernardo Bembo, con cui Ginevra ebbe uno scambio epistolare. Ciò ha anche fatto ipotizzare che il committente del ritratto fosse l'ambasciatore veneto a Firenze.L'opera, già nel Palazzo de' Benci, entrò prima del 1733 nelle collezioni dei Principi del Liechtenstein, prima a Vienna e poi a Vaduz. Tale possesso è testimoniato da un sigillo in cera rossa con le armi del Liechtenstein sul retro e tale data. Il 10 febbraio 1967 la galleria statunitense acquistò il quadro dal principe Franz Joseph II del Liechtenstein per una somma di oltre cinque milioni di dollari, un vero record per quei tempi.