La morte di Ser Piero da Vinci padre di Leonardo

Il 9 luglio 1504 morì il padre Piero; Leonardo annotò più volte la circostanza, in apparente agitazione: «Mercoledì a ore 7 morì ser Piero da Vinci, a dì 9 luglio 1504, mercoledì vicino alle ore 7» e ancora, «Addì 9 di luglio 1504 in mercoledì a ore 7 morì Piero da Vinci notaio al Palagio del Podestà, mio padre, a ore 7. Era d'età d'anni 80. Lasciò 10 figlioli maschi e due femmine». Il padre non lo fece erede e, contro i fratelli che gli opponevano l'illegittimità della sua nascita, Leonardo chiese invano il riconoscimento delle sue ragioni: dopo la causa giudiziale da lui promossa, solo il 30 aprile 1506 avvenne la liquidazione dell'eredità, dalla quale Leonardo fu escluso.

Ser Piero da Vinci

Ser Piero d'Antonio di ser Piero di ser Guido da Vinci (1427 – 9 luglio 1504) fu il padre di Leonardo da Vinci, oltre che notaio e uomo di cultura fiorentino.

 

Tutta la genealogia della sua famiglia è costellata di notai con una grande attività, documentata a partire da ser Guido di Michele (dal 1312). Ma furono notai anche figli di quest'ultimo, ser Piero (dal 1360) e ser Giovanni (dal 1359), impegnati presso lo Studio e le più alte Magistrature di Firenze.

Da ser Piero nacque Antonio, marito di una figlia di notaio (Lucia di ser Piero Zosi) e padre dell'altro ser Piero che ebbe come figlio illegittimo Leonardo (nato il 15 aprile 1452)

 

Ser Piero, padre di Leonardo, cominciò a rogare almeno dal marzo 1448, gravitando attorno alla Badia Fiorentina. Abitò a Firenze nell'area poi occupata da palazzo Gondi, in piazza San Firenze e poi in via Ghibellina. Ebbe la bottega nella stessa strada, di fronte al fianco del Palazzo del Podestà. Ne era proprietario il monastero benedettino che l'affittò nel 1468 a lui e al collega ser Piero di Carlo del Viva (e dal 1477 a lui solo). La sepoltura di famiglia era nella Badia: un semplice chiusino circolare con lo stemma, ancora visibile nel XVIII secolo. Il notaio vi fu sepolto nel 1504, ma venne utilizzato anche da altri congiunti.

Ser Piero ebbe una lunga e prestigiosa carriera. Lavorò per i Medici, per la Badia Fiorentina, per il convento di San Pietro Martire e per la Santissima Annunziata, per la quale rogò l'atto di patronato delle cappelle della tribuna da parte del marchese di Mantova Ludovico Gonzaga il 7 settembre 1470.

I grossi volumi dei suoi protocolli sono conservati presso l'Archivio di Stato di Firenze e si chiudono con un atto del giugno 1504, che precede la morte. Sono largamente interessanti per la storia delle arti, la rilevanza dei personaggi che ne sono protagonisti, per la rarità del contenuto. Ser Piero da Vinci infatti fu anche un uomo di grande cultura artistica. Come testimonia l'aneddoto del Vasari sulla vendita con notevole profitto della famosa Medusa dipinta da Leonardo, capì il talento del figlio e scelse per lui la bottega del Verrocchio.

 

Piero si sposò ben quattro volte. Escludendo Caterina, da cui ebbe Leonardo, si maritò nel 1452, poco dopo la nascita del primogenito, con Albiera di Giovanni Amadori, dalla quale non ebbe figli. La coppia accudì comunque amorevolmente il piccolo Leonardo, come testimoniano alcune note lasciate dal nonno Antonio. Albiera morì appena ventottenne nel 1464, quando la famiglia risiedeva già a Firenze, e venne sepolta in San Biagio. Ser Piero si risposò allora con la quindicenne Francesca di ser Giuliano Manfredini (1464), che pure morì senza progenie.

Con la terza moglie, Margherita di Francesco di Jacopo di Guglielmo (1475), ebbe finalmente sei figli; altri sei ne ebbe con il quarto e ultimo matrimonio, con Francesca Lanfredini.

Leonardo ebbe così dodici tra fratellastri e sorellastre, tutti molto più giovani di lui (l'ultimo nacque quando Leonardo aveva quarantasei anni), con i quali ebbe pochissimi rapporti, ma che gli diedero molte grane dopo la morte del padre nella contesa sull'eredità.

Anche due altri suoi figli (legittimi) furono uomini di talento e cultura.

Lorenzo fu autore di un Confessionale, ora conservato presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze.

Giuliano esercitò come il padre l'arte del notaio (1478-1525), e fu l'ideatore dei costumi eseguiti in occasione del carnevale fiorentino del 1516, a cui fu presente Leone X.

Accuratissimo calligrafo, è ricordato anche come possessore ed esecutore di uno dei più belli e complessi segni notarili conosciuti - un intreccio di tre anelli diamantati con rami cosparsi di fogliami d'alloro - per il quale è stato fatto il nome, almeno come ispiratore, dello stesso Leonardo. Allo stesso modo, una lettera «I» apre l'unico suo protocollo superstite e in essa sono disegnati profili umani.

Muore il giorno 9 luglio del 1504, l'evento è così annotato dal figlio Leonardo: "A dí 9 di luglio 1504, mercoledí a ore 7 morí Ser Piero da Vinci, notaio di Palazzo del Podestá, mio padre a ore 7..."

 

Ritratto di Isabella d'Este

Il Ritratto di Isabella d'Este è un disegno preparatorio eseguito a carboncino, sanguigna e pastello giallo su carta (63x46 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1500 circa e conservato nel Louvre a Parigi.

 

Fuggito da Milano alla vigilia della capitolazione ai francesi nel 1499, Leonardo fece innanzitutto sosta a Mantova, dove fu accolto da Isabella d'Este, la carismatica e acculturata moglie di Francesco II Gonzaga. Isabella, durante il suo viaggio a Milano del 1498, aveva visto il Ritratto di Cecilia Gallerani, mostratole dalla stessa amante di Ludovico, e ne era rimasta talmente affascinata da desiderare intensamente un suo ritratto da parte di Leonardo. Nell'intento originale della marchesa c'era quello di mettere in competizione il genio fiorentino con Giovanni Bellini, l'artista veneziano allora più noto, commissionando a entrambi un suo ritratto e scegliere poi il vincitore. In realtà l'iniziativa non andò in porto.

Si sa dalle fonti che Leonardo dovette eseguire almeno due ritratti, in tutta probabilità l'esecuzione non andò oltre il disegno preparatorio. Un primo disegno era rimasto a Mantova e nel 1501 venne donato dai Gonzaga, facendone perdere le tracce. Un secondo disegno venne invece portato da Leonardo nella sua successiva tappa a Venezia, opera che dai primi del Novecento viene in genere riconosciuta nel disegno del Louvre. Il disegno ha una serie di forellini praticati con un ago lungo le linee di contorno della veste e della mano destra, testimoniando come l'opera fosse pronta per lo spolvero, la tecnica con cui si riportavano, tramite un tampone di polvere di carboncino, i puntini che avrebbero guidato la mano del pittore sul supporto finale.

 

La donna è ritratta a mezzobusto con la testa di profilo, girata a destra, e il busto invece in posizione frontale, con le mani appoggiate in primo piano al centro. La posa è stata spesso indicata come un'anticipazione della Gioconda. I lineamenti del volto sono delicatamente modellati con un chiaroscuro morbido, con i capelli sciolti, lunghi e fluenti, leggermente mossi.

L'elegante abito scollato, con gonfie maniche a sbuffo e un corpetto rigato, è decorato da nastrini cuciti, come quello lungo la scollatura, accentuato dal lieve tono giallo di un pastello.

Firenze nel 1500 nel Rinascimento

Il Rinascimento nacque ufficialmente a Firenze, che viene spesso indicata come la sua culla. Questo nuovo linguaggio figurativo, legato anche a un diverso modo di pensare l'uomo e il mondo, prese le mosse dalla cultura locale e dall'umanesimo, che già nel secolo precedente era stato portato alla ribalta da personalità come Francesco Petrarca o Coluccio Salutati. Le novità, proposte nei primissimi anni del XV secolo da maestri quali Filippo Brunelleschi, Donatello e Masaccio, non furono immediatamente accolte dalla committenza, anzi rimasero almeno per un ventennio un fatto artistico minoritario e in larga parte incompreso, a fronte dell'allora dominate gotico internazionale.

In seguito il Rinascimento divenne il linguaggio figurativo più apprezzato e iniziò a trasmettersi anche alle altre corti italiane (prime fra tutte quella papale di Roma) e poi europee, grazie agli spostamenti degli artisti.

Il ciclo del Rinascimento fiorentino, dopo i primordi del primo ventennio del Quattrocento, si diffuse con entusiasmo fino alla metà del secolo, con esperimenti basati su un approccio tecnico-pratico; la seconda fase ebbe luogo all'epoca di Lorenzo il Magnifico, dal 1450 circa fino alla sua morte nel 1492, e fu caratterizzata da una sistemazione più intellettualistica delle conquiste. Una terza fase è quella dominata dalla personalità di Girolamo Savonarola, che segna profondamente molti artisti convincendoli a un ripensamento delle loro scelte. L'ultima fase, databile entro il 1520, è detto Rinascimento "maturo", che vede il crepuscolo della Repubblica Fiorentina, ma anche la presenza in città di tre geni assoluti dell'arte, che tanto influenzarono le generazioni a venire: Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti e Raffaello Sanzio