Ludovico il Moro

Ludovico Maria Sforza detto il Moro (Vigevano, 27 luglio 1452 – Loches, 27 maggio 1508) fu duca di Bari dal 1479, poi duca di Milano dal 1480 al 1499.

 

Ludovico Maria Sforza era il quarto figlio maschio di Francesco Sforza e di Bianca Maria Visconti. Divenne duca di Milano nel 1480 succedendo alla famiglia materna.

Riguardo al soprannome "Moro" esistono differenti interpretazioni:

forse a causa della carnagione scura e dei capelli neri.

secondo alcuni si sarebbe chiamato Ludovico Mauro Sforza.

secondo Benedetto Varchi, come sostenuto nella sua "Storia Fiorentina", il soprannome deriverebbe dallo stemma, raffigurante un moro che spazzola la veste d'una nobildonna, con il motto "Per Italia nettar d'ogni bruttura".

secondo Alessandro Visconti, nella sua "Storia di Milano", ebbe questo soprannome dall'introduzione nelle campagne lombarde del gelso, che viene chiamato localmente moron

 

Quando il padre Francesco morì nel 1466 il primogenito Galeazzo Maria, fratello maggiore di Ludovico, divenne duca. Dopo l'assassinio di quest'ultimo, nel 1476, gli succedette il figlio Gian Galeazzo Maria Sforza, allora di soli sette anni. Ludovico, con l'aiuto del fratello Sforza Maria tentò di opporsi alla reggenza di Bona di Savoia, madre di Gian Galeazzo Maria. Il ducato era in quegli anni nelle mani di Cicco Simonetta, consigliere di fiducia di Bona. Ludovico e il fratello cercarono di sconfiggerlo con le armi. Sforza Maria morì, forse avvelenato, a Varese Ligure, mentre Ludovico fu costretto all'esilio a Pisa.

L'anno dopo riuscì nell'opera di riconciliarsi con Bona e di far condannare a morte il Simonetta. Nel 1480 obbligò Bona a lasciare Milano per il castello di Abbiate (oggi Abbiategrasso) ed assunse la reggenza in nome del nipote. Si dice che il Simonetta avesse detto a Bona: Io perderò la testa, ma voi lo stato; da questo episodio cominciò la fama di doppiezza di Ludovico.

Muovendosi in modo accorto fra alleanze e tradimenti e avvantaggiandosi delle rivalità esistenti fra gli stati italiani, Ludovico riuscì ad ottenere per Milano una certa supremazia.

Temendo soprattutto la potenza della confinante Venezia mantenne alleanze con la Firenze di Lorenzo il Magnifico, con Ferdinando I re di Napoli e con il papa Alessandro VI Borgia. La nipote di Ferdinando, Isabella d'Aragona, andò sposa a Gian Galeazzo Maria Sforza, mentre il fratello di Ludovico Ascanio era stato creato cardinale. Per contrastare la presenza veneziana in Romagna, appoggiò la nipote Caterina Sforza, signora di Imola e Forlì.

Nel 1491 sposò Beatrice d'Este, figlia di Ercole I d'Este duca di Ferrara. Dal matrimonio nacquero Massimiliano e Francesco.

Sotto la reggenza del Moro, Milano ebbe un periodo d'oro, con la presenza alla corte ducale di artisti come Leonardo e il Bramante, e di molti altri pittori, musicisti e poeti.

 

Un'amante di Ludovico, Cecilia Gallerani, venne ritratta da Leonardo nel famosissimo dipinto della Dama con l'ermellino ora a Cracovia, e un'altra, forse Lucrezia Crivelli, nella Belle Ferronnière al Louvre. Su iniziativa di Ludovico la chiesa delle Grazie venne ricostruita dal Bramante, e nel suo refettorio Leonardo realizzò il celeberrimo Cenacolo.

Nello stesso periodo vennero realizzate molte opere di ingegneria civile e militare come canali e fortificazioni e la coltivazione del gelso, legato alla produzione di tessuti di seta, divenne elemento fondamentale dell'economia lombarda. A questo proposito vi è anche l'ipotesi che il suo nomignolo Moro sia collegabile al nome del gelso, chiamato in latino morus trasformatosi in "morun" nel dialetto lombardo.

 

Gian Galeazzo, che era formalmente il duca, e la moglie avevano lasciato Milano per creare una loro corte a Pavia; più di Gian Galeazzo, che non sembra avesse desideri di potere, fu la moglie Isabella a chiedere l'intervento del nonno (il re di Napoli) perché al marito fosse ridato il controllo effettivo del ducato.

 

Ludovico si alleò allora con l'imperatore Massimiliano e con il re di Francia Carlo VIII.

Massimiliano, dietro pagamento di un'ingente somma di denaro, gli concesse il titolo di duca, legittimando così l'usurpazione, e sposò Bianca Maria Sforza, sorella di Gian Galeazzo. L'11 settembre 1494 Carlo VIII arrivò ad Asti ricevuto con grandi onori da Ludovico. Il 22 ottobre 1494 morì Gian Galeazzo e Ludovico ebbe il suo momento di massimo potere politico. Carlo arrivò facilmente fino a Napoli e la conquistò; a questo punto Ludovico cominciò a preoccuparsi della potenza francese e rovesciò ancora una volta le alleanze passando con Venezia e riuscendo a ricacciare Carlo in Francia grazie alla Battaglia di Fornovo del 1495 (ricavando cannoni da 70 tonnellate di bronzo originariamente predisposte per una statua equestre progettata da Leonardo da Vinci).

Durante la calata di Carlo VIII in Italia la città di Pisa che era soggetta alla Repubblica di Firenze si era ribellata e poiché i Fiorentini rifiutarono di aderire alla lega antifrancese che affrontò Carlo VIII a Fornovo sia la Repubblica di Venezia sia Ludovico il Moro inviarono truppe a sostegno di Pisa contro Firenze, entrambi con l'obbiettivo di impadronirsi del controllo della città.

Intanto il Moro conosce Lucrezia Crivelli, prima dama di Beatrice d'Este poi amante di Ludovico. Probabilmente fu lei la bella donna ritratta da Leonardo Da Vinci nel famoso quadro Belle Ferronnière. Beatrice d'Este morì di parto nel 1497 dopo una grande festa a Milano.

 

Carlo VIII morì nel 1498 e il suo successore Luigi XII di Francia, essendo nipote di Valentina Visconti, era quindi pretendente al ducato di Milano, e si diede infatti a preparare una spedizione contro il Duca. Visto che i pisani preferivano mettersi sotto la tutela di Venezia (la città era già stata soggetta al Signore di Milano sotto i Visconti) Ludovico ritirò le truppe da Pisa, avendo perso ogni speranza di potersi insignorire della città toscana. Rovesciò quindi l'alleanza con Venezia aiutando militarmente Firenze per la riconquista di Pisa, sperando che la Repubblica fiorentina lo aiutasse almeno con la diplomazia contro l'arrivo del re Luigi XII.

 

Ma la mossa era sbagliata, privandolo di un alleato, Venezia, che lo aveva aiutato concretamente fin dalla Battaglia di Fornovo e non rendendogli certo l'aiuto di Firenze di cui il Ducato di Milano era sempre stato fiero avversario fin dal XV secolo. Tutto ciò fu evidente alla seconda discesa in Italia del re di Francia. Luigi XII alleatosi con Venezia che a questo punto era desiderosa di vendicarsi del voltafaccia di Ludovico a Pisa, passò in Italia e grazie anche alla rivolta del popolo milanese oppresso dalle tasse conquistò il Ducato in breve tempo occupandolo con le truppe francesi (settembre 1499).

Ludovico si rifugiò a Innsbruck presso l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo e nel 1500 tentò di riappropriarsi di Milano; le truppe svizzere sue alleate si rifiutarono di entrare in battaglia e Ludovico fu catturato dai francesi il 10 aprile a Novara. Con l'arrivo dei francesi Milano perse l'indipendenza e rimase sotto dominio straniero per 360 anni.

Ludovico venne tenuto prigioniero nel castello di Lys-Saint-Georges, e poi trasferito nel castello di Loches, in Francia, dove morì nel 1508.

 

 

Famiglia Sforza

La famiglia Sforza acquisì notevole importanza dalla fine del XIV secolo, lasciando un segno nella storia italiana ed europea.

 

Il nome della famiglia deriva dal soprannome del suo fondatore, Muzio Attendolo (Cotignola, 1369 - vicino Ravenna, 1424), un capitano di ventura della Romagna al servizio dei re Angioini di Napoli, chiamato Sforza (Forte) per la sua prestanza. Fu la dinastia di condottieri italiani che ebbe maggior fortuna.

 

Il primo duca di Milano fu il figlio maggiore di Muzio Attendolo, Francesco (1401-1466), che acquisì il titolo ducale grazie al suo matrimonio con Bianca Maria Visconti, ultima erede del duca Filippo Maria Visconti, morto nel 1447. Da questo matrimonio originò il ramo principale della famiglia. Il successore di Francesco I fu Galeazzo Maria (1444-1476), duca dal 1466 alla morte, che sposò Bona di Savoia. Fra le sue figlie illegittime va segnalata Caterina Sforza, che sposò dapprima Girolamo Riario, divenendo signora di Forlì ed Imola, e fu poi la madre di Giovanni dalle Bande Nere.

Successore di Galeazzo Maria fu il figlio Gian Galeazzo (1469-1494), che, a causa della sua debolezza ed inettitudine, in pratica non governò mai direttamente, egli sposò Isabella d'Aragona. La reggenza del ducato fu fin dall'inizio nelle mani di Ludovico Sforza detto il Moro, che ebbe il titolo di duca solo a partire dalla morte del nipote; Ludovico il Moro sposò Beatrice d'Este. A riprova del prestigio goduto dal casato milanese in quel periodo vi è il matrimonio celebrato tra Bianca Maria, sorella di Gian Galeazzo e l’imperatore Massimiliano I d’Asburgo. Ludovico il Moro governò sul Ducato di Milano fino al 1500, anno in cui fu definitivamente sconfitto e preso prigioniero dai francesi. Dopo che i francesi furono cacciati dall'esercito di mercenari svizzeri dell'impero (1512), il ducato di Milano tornò per alcuni anni nelle mani dei figli di Ludovico il Moro, Massimiliano (1493-1530) e Francesco II (1495-1535), che sposò Cristina di Danimarca, nipote dell'imperatore Carlo V. Costoro, coinvolti nelle guerre tra Francia ed Impero, regnarono ad intervalli e sotto la protezione degli Asburgo, ai quali, dopo la morte di Francesco II senza eredi, passò il ducato.

Da Giovanni Paolo (1497-1535), figlio naturale di Ludovico il Moro e di Lucrezia Crivelli, discese il ramo dei Marchesi di Caravaggio, estinto nel 1717. Da Sforza Secondo, figlio naturale di Francesco I, discese il ramo dei conti di Borgonovo Val Tidone, estinto nel 1680; da Jacopetto, figlio naturale di Sforza Secondo, discese il ramo dei Conti di Castel San Giovanni, che giunse fino al XX secolo e a cui appartenne il ministro Carlo Sforza.

 

Il secondogenito di Muzio Attendolo, Alessandro Sforza di Pesaro (1409-1473), fu il capostipite del ramo di Pesaro, città della quale tenne la Signoria dal 1445 al 1500. Giovanni Sforza appartenne a questo ramo, fu il primo marito di Lucrezia Borgia ed in seguito venne spodestato del suo titolo dall'ex-cognato Cesare Borgia.

 

Il fondatore del ramo di Santa Fiora fu il terzogenito di Muzio Attendolo e di Antonia Salimbeni da Siena, Bosio (1411-1476). Questo ramo ebbe il suo periodo di massimo splendore nel '500, grazie all’accortezza diplomatica ed alle alleanze intessute dal primo conte, Guido, il quale, non solo era sposato con una parente di Paolo III Farnese, ma riuscì a far sposare due dei suoi discendenti con la figlia e la nipote del medesimo pontefice. Grazie a queste strategie, i membri della sua famiglia poterono avere brillanti carriere ecclesiastiche e militari. Nel ‘600, però, vuoi per la dismissione e la vendita di molte proprietà, vuoi per le politiche del Granduca di Toscana, il potere degli Sforza cominciò ad affievolirsi.

 

Nel 1674 grazie al matrimonio tra Federico Sforza di Santa Fiora primo Duca di Segni e Livia Cesarini, ultima erede delle famiglie Cesarini Savelli Peretti, la famiglia si trasferì a Roma e cambiò nome in Sforza-Cesarini.