Opere di Leonardo da Vinci esposte al Museo del Louvre a Parigi

Museo del Louvre

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Il Museo del Louvre a Parigi, in Francia, è uno dei più celebri musei del mondo, e il primo per numero di visitatori: 8,8 milioni l'anno.Si trova sulla rive droite, nel I arrondissement, tra la Senna e Rue de Rivoli.]Il palazzo che ospita il museo fu originariamente costruito durante la dinastia dei Capetingi, sotto il regno di Filippo II.Attualmente la collezione del museo comprende alcune delle più famose opere d'arte del mondo, come la Gioconda, la Vergine delle Rocce di Leonardo da Vinci, Il giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David, La Libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix, la Venere di Milo e la Nike di Samotracia. La statua equestre di Luigi XIV rappresenta il punto di origine del cosiddetto Axe historique, anche se il palazzo non è allineato con l'asse stesso

Opere esposte nel Museo

La prima versione della Vergine delle Rocce è un dipinto a olio su tavola trasportato su tela (199x122 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1483-1486 e conservato nel Musée du Louvre di Parigi.Il 25 aprile 1483 Bartolomeo Scorione, priore della Confraternita milanese dell'Immacolata Concezione (una confraternita laica maschile), stipulò un contratto per una pala da collocare sull'altare della cappella della Confraternita nella chiesa di San Francesco Grande (oggi distrutta) col giovane artista arrivato circa un anno prima da Firenze. Per Leonardo era la prima commissione che otteneva a Milano, dove era stato accolto tiepidamente. Al contratto presenziarono anche i più noti fratelli pittori Evangelista e Giovanni Ambrogio De Predis, che ospitavano Leonardo nella loro abitazione vicino Porta Ticinese.Il dettagliatissimo contratto prevedeva un trittico. Nella pala centrale la Madonna con un ricco abito di "broccato doro azurlo tramarino" e "con lo suo fiollo", Dio Padre in alto, anche lui con la "vesta de sopra brocato doro", un gruppo di angeli alla "fogia grecha" e due profeti. Nelle due parti laterali i confratelli chiedevano quattro angeli, "uno quadro che canteno et l'altro che soneno". Le tavole laterali, affidate ai De Predis, dovevano mostrare angeli in gloria, il tutto per un compenso di ottocento lire imperiali da pagarsi a rate fino al febbraio 1485. L'intelaiatura lignea venne invece affidata a Giacomo del Maiano.Non è chiaro perché Leonardo cambiò il soggetto della tavola, optando piuttosto per il leggendario incontro tra i piccoli Gesù e Giovanni narrato nella Vita di Giovanni secondo Serapione, e in altri testi sull'infanzia di Cristo. Potrebbe essere stato Leonardo a decidere arbitrariamente le modifiche, ma è possibile che, viste le consuetudini dell'epoca, siano state le richieste dei committenti a cambiare anche in considerazione dello stile un po' "arcaico" della prima richiesta. Giovanni Battista infatti era il protettore, assieme a san Francesco, della Confraternita dell'Immacolata, che quindi si riconosceva nella figura del Battista inginocchiata davanti a Gesù e da lui benedetta, nonché, allo stesso tempo, protetta dalla Vergine Maria.Non vennero dipinti né Dio padre, né i profeti e gli angeli "alla foggia greca". Due soli angeli musicanti vennero dipinti da Ambrogio de Predis nelle ali laterali (oggi conservate alla National Gallery di Londra).

 

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Opere esposta nel Museo

Il Ritratto di dama (noto anche tradizionalmente come Belle Ferronnière) è un dipinto a olio su tavola (63x45 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1490-1495 circa e conservato nel Musée du Louvre di Parigi.L'opera risale al primo soggiorno a Milano dell'artista, perfettamente compatibile con altre opere degli stessi anni, come il Ritratto di musico e la Dama con l'ermellino, e riflette gli intensi studi di ottica di quel periodo, evidenti nel bellissimo dettaglio del riverbero del vestito rosso sulla guancia dell'enigmatico volto.La denominazione con cui il dipinto è universalmente noto (letteralmente "la bella moglie di un mercante di ferramenta") è dovuta a un errore di catalogazione del tardo XVIII secolo: "Ferronnière" si riferisce infatti al nastro o catenella con gioiello che le cinge la fronte, ornamento tipico dell'epoca (spesso usato per nascondere i segni della sifilide) che prese il nome da Madame Ferron, amante di Francesco I di Franci.La dama invece doveva essere legata alla corte di Ludovico il Moro, forse la sua amante Lucrezia Crivelli o anche Cecilia Gallerani ritratta magari in un'età più avanzata rispetto alle fattezze giovanili del ritratto di Cracovia. Altre ipotesi hanno provato a identificare Isabella d'Este, sua sorella Beatrice, moglie del Moro, oppure Elisabetta Gonzaga. In realtà nessuna delle proposte è ritenuta convincente da una parte sostanziale e unanime della critica.

 

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Opera esposta nel Museo

La Gioconda, nota anche come Monna Lisa, è un dipinto a olio su tavola di pioppo (77x53 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1503-1514 circa e conservata nel Museo del Louvre di Parigi. Opera emblematica ed enigmatica, si tratta sicuramente del ritratto più celebre del mondo, nonché di una delle opere d'arte più note in assoluto, oggetto di infiniti omaggi, tributi, ma anche parodie e sberleffi.Il sorriso impercettibile della Gioconda, col suo alone di mistero, ha ispirato tantissime pagine di critica, di letteratura, di opere di immaginazione, di studi anche psicoanalitici. Sfuggente, ironica e sensuale, la Monna Lisa è stata di volta in volta amata, idolatrata, ma anche derisa o aggredita. Vera e propria icona della pittura, è vista ogni giorno da migliaia di persone, tanto che nella grande sala in cui è esposta un cordone deve tenere a notevole distanza i visitatori: nella lunga storia del dipinto non sono mancati i tentativi di vandalismo, nonché un furto rocambolesco che in un certo senso ne ha alimentato la leggenda.

 

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Opera esposta nel Museo

San Giovanni Battista è un dipinto a olio su tavola di noce (69x57 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1508-1513 e conservato nel Museo del Louvre a Parigi.Forse l'opera è quella commissionata a Firenze da Giovanni Benci verso il 1505. Tra le prime biografie di Leonardo da Vinci, solo l’anonimo Gaddiano o Magliabechiano (1537-1542 circa) indica un San Giovanni Battista tra le sue opere. Nell’Itinerario (1521, descrivente un viaggio per l'Italia del Nord, la Svizzera, la Germania l'Olanda e la Francia nel 1517-1518) di monsignor Antonio de Beatis da Molfetta, segretario del cardinale Luigi d'Aragona, è ricordato un incontro con Leonardo il giorno 10 ottobre 1517 al castello di Cloux, dove sarebbero state mostrate quattro opere: due ritratti (uno dei quali si presume fosse la Gioconda), la "Madonna col Bambino seduto sui ginocchi di Sant'Anna" ed infine un "San Giovanni Battista giovane".Divenne di proprietà del Salaì alla morte di Leonardo e dopo la prematura morte dell'allievo, avvenuta nel 1524 per un colpo di schioppo, l'inventario dei suoi beni riporta questa indicazione: "n.° 1 quadro cum uno Santo Ioanne piz. zoveno", ossia un quadro con un San Giovanni giovane, valutato poco più di 25 scudi. Lo stesso Salaì fu però autore di un San Giovanni Battista, ispirato a quello di Leonardo, conservato oggi alla Pinacoteca Ambrosiana, e non è chiaro a quale opera si riferisca esattamente l'inventario.I parenti del Salaì avrebbero poi venduto il dipinto di Leonardo, magari a Francesco I di Francia. Successivamente la tavola riapparve, verso il 1630, in un inventario dei beni di proprietà di Roger Duplessis de Liancourt, ciambellano di Luigi XIII presso il re Carlo I d'Inghilterra. Al re inglese venne poi ceduto il dipinto in cambio di due opere: il Ritratto d'Erasmo di Hans Holbein e la Sacra Famiglia di Tiziano, come riferito da Abraham van der Doort nel catalogo della collezione del re d'Inghilterra.Dopo l'esecuzione capitale di re Carlo I, avvenuta il 30 gennaio 1649, il parlamento inglese decise di vendere all’asta i suoi beni: il San Giovanni Battista fu acquistato in una di queste vendite, più precisamente il giorno 8 ottobre 1651, dai francesi Cruso e Térence per 140 lire. Successivamente i due collezionisti lo vendettero al banchiere e mercante d'arte Everhard Jabach.Gli agenti di Luigi XIV di Francia acquistarono la tavola dal mercante tedesco probabilmente nella prima delle due grandi aste attraverso le quali Jabach vendette la sua immensa collezione d'arte, tra il 1660 ed il 1662; in ogni caso entro il 1666 la tavola era già nelle collezioni reali (inventariato da Charles Le Brun nel 1683), confluite poi al Louvre dopo la Rivoluzione.

 

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Opera esposta nel Museo

Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino è un dipinto a olio su tavola (168x130 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1510-1513 circa e conservato nel Museo del Louvre di Parigi.Leonardo nel 1501 aveva approntato un cartone con il gruppo della Sant'Anna per la basilica della Santissima Annunziata a Firenze, opera che si ritiene perduta. Tornato a Milano nel 1506 doveva aver creato una nuova versione del dipinto forse per Luigi XII, il cosiddetto Cartone di Burlington House, oggi alla National Gallery di Londra.La descrizione che nel 1501 il carmelitano Pietro da Novellara diede del dipinto fiorentino ad Isabella d'Este («un Cristo Bambino di età circa un anno, che uscendo quasi de' bracci ad la mamma piglia un agnello et opare che lo stringa; la mamma quasi levandosi de grembo ad S. Anna, piglia il bambino per spiccarlo dall'agnellino») combacia con quella della tavola del Louvre che dovette essere una copia o una variante autografa dello stesso Leonardo.Sull'opera parigina si sono fatte varie ipotesi, tra cui quella secondo cui Leonardo, basandosi sugli studi condotti a Firenze per l'altare dell'Annunziata, dipinse la pala a Milano durante il suo secondo soggiorno (1508-1513), per poi lasciarla lì durante il suo soggiorno romano, per poi riprenderla e portarla con sé in occasione della partenza in Francia, dove forse venne acquistata da Francesco I. Una «Madonna col bambino seduta sui ginocchi di Sant’Anna» venne ammirata dal cardinale Luigi d'Aragona durante la sua visita al Castello di Clos-Lucé, dove viveva Leonardo, nel 1517: l'opera è citata dal segretario del cardinale nella sua Relazione del viaggio, assieme a un San Giovanni Battista giovane e due ritratti (uno dei quali si presume fosse la Gioconda) In ogni caso, le prime notizie attendibili sulla tavola risalgono ai tempi di Luigi XIII, quando nel 1629 fu ritrovata dal cardinale Richelieu a Casale durante la guerra del Monferrato, e fu da questi offerta al re di Francia nel 1636. Dalle collezioni reali passò al Louvre nel 1801.La struttura del dipinto influenzò Raffaello e Andrea del Sarto in pittura, e Andrea Sansovino (Sant'Anna della basilica di Sant'Agostino in Campo Marzio, Roma) e Francesco da Sangallo (Sant'Anna di Orsanmichele, Firenze) in scultura.Nel dicembre 2008 un conservatore del Louvre scoprì diversi schizzi sbiaditi nel retro della tavola. La riflettografia infrarossa rivelò tre disegni: una testa di cavallo di 18x10 cm, simile come stile ai cavalli del cartone leonardesco della Battaglia di Anghiari; una parte di teschio umano di 16,5x10 cm; un Gesù bambino con agnello, simile a quello dipinto sul davanti della tavola. Gli schizzi, eseguiti in pietra nera o carboncino, sono con molta probabilità di Leonardo stesso.

 

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Opera esposta nel Museo

Il Ritratto di Isabella d'Este è un disegno preparatorio eseguito a carboncino, sanguigna e pastello giallo su carta (63x46 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1500 circa e conservato nel Louvre a Parigi.Fuggito da Milano alla vigilia della capitolazione ai francesi nel 1499, Leonardo fece innanzitutto sosta a Mantova, dove fu accolto da Isabella d'Este, la carismatica e acculturata moglie di Francesco II Gonzaga. Isabella, durante il suo viaggio a Milano del 1498, aveva visto il Ritratto di Cecilia Gallerani, mostratole dalla stessa amante di Ludovico, e ne era rimasta talmente affascinata da desiderare intensamente un suo ritratto da parte di Leonardo. Nell'intento originale della marchesa c'era quello di mettere in competizione il genio fiorentino con Giovanni Bellini, l'artista veneziano allora più noto, commissionando a entrambi un suo ritratto e scegliere poi il vincitore. In realtà l'iniziativa non andò in porto.Si sa dalle fonti che Leonardo dovette eseguire almeno due ritratti, in tutta probabilità l'esecuzione non andò oltre il disegno preparatorio. Un primo disegno era rimasto a Mantova e nel 1501 venne donato dai Gonzaga, facendone perdere le tracce. Un secondo disegno venne invece portato da Leonardo nella sua successiva tappa a Venezia, opera che dai primi del Novecento viene in genere riconosciuta nel disegno del Louvre. Il disegno ha una serie di forellini praticati con un ago lungo le linee di contorno della veste e della mano destra, testimoniando come l'opera fosse pronta per lo spolvero, la tecnica con cui si riportavano, tramite un tampone di polvere di carboncino, i puntini che avrebbero guidato la mano del pittore sul supporto finale.

 

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