Musei dove sono conservati i dipinti di Leonardo da Vinci


Chiesa di Santa Maria delle Grazie

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La chiesa di Santa Maria delle Grazie è una basilica e santuario di Milano, appartenente all'Ordine Domenicano e facente capo alla parrocchia di San Vittore al Corpo. L’architettura della tribuna, edificata fra il 1492 e il 1493 per volere del Duca di Milano Ludovico il Moro come mausoleo per la propria famiglia, costituisce una delle più alte realizzazioni del Rinascimento nell'Italia settentrionale.Fu il secondo sito italiano dopo le incisioni rupestri in Valcamonica ad essere classificato come patrimonio dell'umanità dall'Unesco, insieme con l'affresco del Cenacolo di Leonardo da Vinci che si trova nel refettorio del convento (di proprietà del Comune di Milano).

 


 


Opere sposta nel Museo

L'Ultima Cena ( Cenacolo )è un dipinto parietale a tempera grassa (e forse altri leganti oleosi) su intonaco (460×880 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1494-1498 e conservato nell'ex-refettorio del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie a Milano.Si tratta della più famosa rappresentazione dell'Ultima Cena, capolavoro di Leonardo e del Rinascimento italiano in generale. Nonostante ciò l'opera, a causa della singolare tecnica sperimentale utilizzata da Leonardo, incompatibile con l'umidità dell'ambiente, versa da secoli in un cattivo stato di conservazione, che è stato almeno fissato e, per quanto possibile, migliorato nel corso di uno dei più lunghi e capillari restauri della storia, durato dal 1978 al 1999 con le tecniche più all'avanguardia del settore.Nel 2008 il Cenacolo è stato visitato da 335.011 persone.

 

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Opera esposta nel Museo

La Crocifissione del Montorfano con i ritratti dei Duchi di Milano con i figli
La Crocifissione del Montorfano con i ritratti dei Duchi di Milano con i figli

I Ritratti dei duchi di Milano con i figli sono una serie di dipinti a olio e tempera su intonaco (90 cm di base ciascuno) di Leonardo da Vinci, databili al 1497 e conservati ai lati della Crocifissione di Donato Montorfano nell' ex-refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie. Le opere, confermate dalle fonti antiche, sono oggi scarsamente leggibili.

Anche il Lomazzo, padre Gattico e una lettera di Ludovico il Moro a Marchesino Stanga citano l'opera. La lettera in particolare, datata 29 giugno 1497, invita a sollecitare Leonardo che finisca il Cenacolo "per attendere poi ad altra fazada d'esso refitorio".

Dell'intervento originario restano oggi pochi frammenti, anche a causa del bombardamento dell'agosto 1943, in cui la volta crollò lasciando esposti gli affreschi alle intemperie (solo sul Cenacolo erano stati posti sacchi di sabbia a protezione). In ogni caso la tecnica a secco aveva già notevolmente compromesso l'opera, per le stesse ragioni per cui il celeberrimo cenacolo è pure oggi tanto malandato. Gian Giacomo Gattico scrisse a proposito: «Queste [figure] sono infarcite per essere dipinte a olio, ed egli [Leonardo] contro il suo volere lo fece perché così onninamente volse il duca Ludovico».La critica, a causa dell'esiguità dei frammenti, ha spesso sottovalutato lo studio della loro autenticità, ma studi recenti, basati su esami scientifici, ribadiscono la piena autografia leonardesca confermando le fonti.

 



Castello Sforzesco

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Il Castello Sforzesco è uno dei principali simboli di Milano e della sua storia.  Fu costruito nel XV secolo da Francesco Sforza, divenuto da poco Duca di Milano, sui resti di una precedente fortificazione risalente al XIV secolo nota come Castrum Portae Jovis (Castello di porta Giovia o Zobia), e nei secoli ha subito notevoli trasformazioni. Fra il Cinquecento e il Seicento era una delle principali cittadelle militari d'Europa; quasi interamente rifatto in stile storicista da Luca Beltrami tra il 1891 e il 1905, ora è sede di importanti istituzioni culturali e meta turistica.

Opera esposta nel Museo

Gli Intrecci vegetali con frutti e monocromi di radici e rocce sono una pittura parietale a tempera su intonaco di Leonardo da Vinci (ripassata in epoca moderna), databile al 1498 circa e conservata nella Sala delle Asse Castello Sforzesco di Milano.Alcune fonti ricordano l'attività di Leonardo da Vinci al Castello Sforzesco per conto di Ludovico il Moro. In particolare, in una lettera del 1498 il cancelliere Gualtiero Bescapè ricorda al Duca come entro il settembre di quell'anno l'artista avrebbe finito la decorazione della Sala delle Asse.Perduta la memoria della decorazione e ricoperta da altri intonaci, nel 1893-1894 venne riscoperto l'intreccio di motivi vegetali. Nel 1901-1902 si procedette però a un restauro discutibile, con reintegri che compromisero a lungo una lettura integrale e corretta dell'originale. Nel 1954 venne completata una nuova campagna di restauro che restituì la leggibilità critica del ciclo.

 

Per visionare la stanza dell'Opera di Leonardo da Vinci una volta entrati nel sito web, cliccare sul Museo Arte Antica e poi cliccare sulla stanza N 8

 

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Galleria nazionale di Parma

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La Galleria nazionale di Parma si trova in piazza della Pilotta 6 a Parma, all'interno del palazzo della Pilotta. Il museo espone opere di: Beato Angelico, Canaletto, Correggio, Sebastiano del Piombo, Guercino, Leonardo da Vinci, Parmigianino, Tintoretto, ecc.La collezione parmense è iniziata nel Rinascimento ad opera della famiglia Farnese (papa Paolo III e il cardinale Alessandro); nel 1734 Carlo di Borbone fa trasferire a Napoli la ricca collezione. Prima del trasferimento a Napoli, la collezione era suddivisa tra palazzo Farnese a Roma, villa di Caprarola e palazzo del Giardino di Parma.Elisabetta Farnese riesce a far assegnare il ducato di Parma al figlio Don Filippo che, conscio dell'importanza dell'arte per il prestigio del Casato, proibisce l'alienazione della Madonna di San Gerolamo del Correggio. Don Filippo fa aprire anche un'accademia di belle arti nel 1752 e istituisce una quadreria con relativa borsa di studio per l'istruzione di giovani artisti.I duchi compiono scavi nel Ducato e arricchiscono la collezione di arte greco-romana. Nel 1760 con doni, acquisizioni, opere degli accademici e restituzioni da Napoli e Caserta, inizia a formarsi la galleria a Parma.Il figlio Don Ferdinando nel 1787 acquista la collezione di un nobile composta da quadri gotico toscani. Durante il periodo in cui Parma fu governata dai francesi (1803-1814) le opere vengono trasportate a Parigi e saranno restituite solo nel 1816. Nello stesso anno il governo passa alla Duchessa Maria Luigia che fa riordinare le collezioni nel Palazzo della Pilotta e fa costruire il salone che porta il suo nome.La Rocchetta viene destinata ai dipinti del Correggio nel 1825. Nella prima metà dell'Ottocento Maria Luigia acquista molte raccolte nobiliari affinché non si disperdano.Nel 1900 la collezione viene riordinata dai Quintavalle che separano i dipinti per scuole di provenienza e per cronologia. Negli anni settanta è incominciata la ristrutturazione del Teatro Farnese, costruito nel 1618 dall'Aleotti per Ranuccio I Farnese e parzialmente distrutto durante la seconda guerra mondiale.

Opera esposta nel Museo

La Testa di fanciulla (detta La Scapigliata) è un dipinto a terra ombra, ambra inverdita e biacca su tavola (24,7x21 cm) di Leonardo da Vinci, databile al 1508 circa e conservato nella Galleria nazionale di Parma.Il dipinto, un incompiuto su tavola (non un disegno preparatorio quindi), è ricordato sicuramente per la prima volta in un inventario di casa Gonzaga del 1627 come "un quadro dipintovi la testa di una donna scapigliata, bozzata, [...] opera di Leonardo da Vinci". Probabilmente era la stessa opera che Ippolito Calandra, nel 1531, suggeriva di appendere in camera di Margherita Paleologa, moglie di Federico Gonzaga e nuora di Isabella d'Este. Ancora più anticamente, nel 1501, la tavola è forse accennata in una lettera della marchesa a Pietro da Novellara, datata 27 maggio, in cui la marchesa richiedeva a Leonardo una Madonna per il suo studiolo privato.La datazione dell'opera, che si trova nella Galleria parmense dal 1839, ha visto alternarsi numerose ipotesi. Inizialmente venne avvicinata ad altri lavori incompiuti della gioventù di Leonardo, quali l'Adorazione dei Magi e il San Girolamo; a un'analisi stilistica più approfondità si è poi optato, in prevalenza, per una datazione legata alla piena maturità dell'artista, vicina alla Vergine delle Rocce di Londra o al Cartone di Burlington House (Carlo Pedretti, che propose il 1508).A inizio del XIX secolo il dipinto si trovava nella raccolta privata del pittore parmense Gaetano Callani, il cui figlio Francesco la vendette in seguito all'Accademia di Belle Arti, poi Galleria Nazionale. L'attribuzione a Leonardo da parte della critica è pressoché unanime, con l'eccezione di Corrado Ricci, direttore della Galleria Nazionale (in un catalogo del 1896 avanzò l'ipotesi che fosse opera dello stesso Callani), e di Wilhelm Suida (1929) che la ritenne di scuola.